Grotta del Fico

Grotta del Fico

Navigando verso nord, a circa un miglio di distanza dalla spiaggia di “Mudaloru”, si trova la “Grotta del Fico”, che si apre nella scogliera calcarea, a circa 10 metri di altezza sul livello del mare. Esplorata per la prima volta negli anni Sessanta dagli speleologi del “Gruppo Pio XI”, (sodalizio fondato dal prete speleologo Padre Antonio Furreddu, l’iniziatore della speleologia in Sardegna), lo stesso che partecipò alla prima esplorazione della voragine di Golgo, la Grotta del Fico è stata aperta al pubblico nell’agosto del 2003.

Quando la grotta fu esplorata dal “Gruppo Pio XI” l’ingresso della cavità era presidiato da un magnifico albero di fico che ha dato il nome alla grotta. Purtroppo l’albero è stato travolto da una frana negli anni Ottanta, e oggi, a testimoniarne la passata presenza, restano solamente le lunghe radici che attraversano la sala principale, di fronte all’ingresso. Padre Furreddu, in collaborazione con l’ “Unione Speleologica di Bologna”, tornò più volte all’interno della “Grotta del Fico”, soprattutto perché da esperto studioso della foca monaca (scomparsa da queste acque negli anni Ottanta) si rese conto che questa cavità era ormai uno degli ultimi rifugi del pinnipede tipico del Mediterraneo. In occasione della spedizione del dicembre 1971 Padre Furreddu monitorò la situazione demografica delle foche monache della zona, arrivando alla conclusione che ormai lungo la costa non si contavano più di 5 o 6 esemplari. “Quest’ultima spedizione di controllo della durata di tre giorni – annotò Furreddu –  ci ha procurato qualche difficoltà per le condizioni del mare, che nel giorno 30 [dicembre] erano proibitive, ed hanno impedito l’approdo del motoscafo con i rifornimenti. Ma proprio questo giorno ha registrato il maggior numero di foche all’interno della grotta, arrivando a 6 contemporaneamente per una decina di ore (…)”.

Il prete speleologo poté studiare da vicino le foche poiché queste frequentavano assiduamente una sala della grotta collegata con l’esterno da un sifone lungo una decina di metri, il cui ingresso si trova 10 metri sotto il livello del mare. La “Sala delle foche” si può ammirare dall’alto, in tutta sicurezza, nel corso delle visite guidate che la “Società Speleologica Baunese” organizza ogni giorno da maggio a ottobre. Lungo la diramazione principale sono ancora leggibili le “firme” delle prime esplorazioni effettuate dal “Gruppo Pio XI” e dall’ “Unione Speleologica di Bologna”. Alcune diramazioni tuttora chiuse al pubblico, e accessibili solo se adeguatamente attrezzati, sono visitabili su prenotazione.

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