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Portu Cuau

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Per la sua particolare forma di promontorio proteso “a cuneo” verso il largo, Capo Monte Santu è molto esposto alle correnti costiere. Le sue acque pertanto sono ricche di nutrimento e, di conseguenza, di pesce. Questo ne fa una delle mete preferite degli appassionati di immersioni, che inoltre, da queste parti, nel fondale di Portu Cuau, possono anche visitare i resti di un mercantile, il “Levante”, tragicamente affondato nel gennaio del 1963.

Il “Levante”, mercantile di proprietà della “Compagnia Marittima Sarda”, noleggiato nell’occasione dalla “Piero Rossi Traffici Marittimi” di Genova, partì dal porto ligure con tredici uomini di equipaggio il 17 gennaio 1963, con destinazione Tunisi. Dopo una breve sosta nel porto nordafricano, mollò gli ormeggi il 21 gennaio, facendo rotta su Marsiglia. Costeggiando la Sardegna incontrò pessime condizioni meteorologiche, con mare forza 9 sostenuto da raffiche di vento che toccavano i 150 km/h. La visibilità scarsa, meno di 200 metri, forse fece cadere in errore il comandante della nave, il genovese Angelo Macciocco di 61 anni, e il “Levante”, nella notte tra il 23 e il 24 gennaio 1963, andò a fracassarsi sugli scogli di Portu Cuau, senza neppure avere il tempo di lanciare un SOS. Per i tredici uomini di equipaggio non ci fu via di scampo. Uno solo degli sfortunati marinai era sardo, il cagliaritano Ignazio Zedda, di 31 anni; gli altri membri dell’equipaggio venivano dalla Liguria, dalla Toscana e dalla Sicilia.

A dare la notizia del drammatico naufragio fu un giovane pastore di Baunei, Giovanni Cabras,  che la mattina dopo, affacciandosi dalla scogliera, vide sporgere dall’acqua l’albero di una nave. Intorno solo morte e desolazione, cadaveri in balia delle onde e resti della nave sballottati contro gli scogli. “Fra i flutti agitati da un forte vento - scrisse in prima pagina il quotidiano “L’Unione Sarda”, il 27 gennaio 1963 - il pastore aveva notato due macchie bianche che avevano attratto la sua attenzione. Sporgendosi (…) aveva potuto constatare che si trattava dei corpi di due uomini. Accanto ad essi galleggiavano alcuni rottami. Fra gli scogli si intravedeva la carcassa di una nave. Giovanni Cabras, intuendo l’accaduto si dirigeva immediatamente in paese e, dopo una marcia estenuante di oltre dieci chilometri, si presentava nella caserma dei Carabinieri informando il comandante della stazione di quanto aveva visto: <<Ho visto due uomini sugli scogli. Sembrano morti. Li ho visti questa mattina. Vicino c’è una nave affondata>>”.

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