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L’Altopiano di Golgo

GOLGO
UN ALTOPIANO BASALTICO CIRCONDATO DAL CALCARE

Un ampio pianoro ricoperto da una colata pleistocenica di scura lava basaltica, cromaticamente risaltante nel contesto biancastro delle circostanti rocce calcaree e separato dal mare da una cresta di ripide montagne. Si presenta così, l’altopiano di Golgo, a chi vi giunge dopo aver percorso gli 8 km di strada che lo separano dal centro abitato di Baunei. Le potenzialità turistiche dell’altopiano furono intuite dai baunesi già negli anni Settanta; risale infatti ad allora la costruzione della prima struttura con finalità turistiche: il ristorante tipico “Golgo”, ancora oggi operativo, costruito riprendendo le caratteristiche architettoniche dei tradizionali “coiles” del Supramonte. La strada che porta a Golgo si stacca dalla Via Orientale Sarda nei pressi della chiesa di San Nicola, e nel primo tratto coincide con la Via San Pietro. Una spettacolare serie di tornanti consente di superare il costone roccioso che sovrasta il paese, e una volta raggiunti i 630 metri di altitudine, si può godere di una vista mozzafiato, che spazia dai monti del Gennargentu al Golfo di Arbatax. In questo punto, a fianco della strada, è stata attrezzata una rampa di lancio utilizzata dagli appassionati di parapendio. Dopo aver scollinato, in località “Su Idìle”, dove d’inverno si forma un enorme pozzanghera (in sardo “idile” = “luogo acquitrinoso”), la strada prosegue in leggera pendenza, verso l’entroterra.

La prima sterrata sulla destra porta ad una sorta di terrazza panoramica, che regala una visuale a strapiombo sul centro abitato, detta “Belvedere de Santu Franciscu”, poiché negli anni Ottanta si progettò di collocarvi una statua di San Francesco (progetto ben presto abbandonato, e mai più preso in considerazione). Proseguendo sulla strada asfaltata, lungo la “Bia Maore” (“la via principale”) si arriva ad un bivio che a destra (strada sterrata) porta verso la zona di “Monte Ginnirco” (811 m.), servita da una fitta rete di sterrate utilizzate dai tanti pastori che ancora oggi frequentano la montagna. Restando sulla “Bia Maore” si raggiunge il cuore dell’altopiano, oggi famoso soprattutto per una straordinaria voragine, chiamata in sardo “Su Sterru”, fra le più profonde d’Europa. La strada asfaltata termina a poca distanza dalla chiesa campestre dedicata a San Pietro, non molto lontano da “Su Sterru”, dalle vasche basaltiche chiamate “As Piscinas” e dall’inizio del sentiero che porta a “Cala Goloritzè”. Un vero e proprio concentrato di attrazioni turistiche in pochi chilometri quadrati.